domenica 2 novembre 2014

Suor Cherubina e i bambini di Vacas


Festa dei morti al cimitero di Vacas
A colazione suor Cherubina ci parla di sé, della sua vita in America Latina e qui a Vacas.
Nata a Potenza, da 25 anni è in America Latina a lavorare con i bambini prima di Santiago del Cile e poi di San Paolo in Brasile.
È una donna forte, riflessiva e autoironica. Quando è nata, si è presentata di piedi e dice che forse è per questo che è "bastiancontraria"... 
Da 14 anni è qui a Vacas e da 7 anni gestisce un asilo per 90 bambini da 0 a 5 anni che ogni mattina da lunedì a venerdì si occupa di andare in fuoristrada a recuperare nelle loro comunità e di riportare a casa a fine giornata.
Puya raimondi
In realtà l'asilo più che scopi formativi o ricreativi ha scopi nutrizionali e sanitaro. È un modo per salvare i bambini bisognosi dalla denutrizione e dalle malattie derivanti dalla scarsa igiene. Nonostante la quota a carico delle famiglie sia sostenibile e comunque volontaria, meno del 50% dei genitori lasciano che i bambini vadano all'asilo perché i bambini servono a casa, a lavorare. Qui i bambini lavorano "da quando mettono piede a terra"... inoltre il fatto che l'asilo individui i casi di maltrattamento o violenza sessuale non piace. Qui se un bambino perde un agnello al pascolo rischia la vita perché è probabile che venga massacrato di botte. I bambini - racconta - sono la cosa che vale meno: sono tanti e consumano più risorse di quelle che producono.
Seni sacri agli Inca
Inoltre il 90% dei bambini non ha una famiglia regolare: o il padre non li ha riconosciuti oppure è lontano per lavoro. Non di rado le madri sono minori e/o hanno più figli da uomini diversi. Ci racconta il caso di una ragazza disabile messa incinta due volte dal padre ubriaco il cui primo figlio è stato fatto sparire subito dopo la nascita e il secondo è vivo solo grazie all'intervento di Suor Cherubina. Non di rado le madri soffocano i neonati premendoli contro il seno durante l'allattamento e simulando morti in culla. Uccidere nella morale Inca non è riproveve. Infatti i "comandamenti" Inca sono solo tre: "non mentire", "non rubare" e "non essere pigro"; il resto è lecito.
L'asilo riceve rifornimenti alimentari dallo Stato boliviano ma solo per i bambini estremamente poveri e in quantità non sufficiente. Tutto il resto è a carico della Provvidenza: collette parrocchiali, parenti e amici, benefattori occasionali.
I finanziatori si stanno riducendo e Suor Cherubina non sa come si farà tra qualche mese ma si fida della Provvidenza.
Oggi è il giorno dei morti: andiamo a trovare Zaida al cimitero. Zaida era una bellissima bambina di 7 anni morta nel 2008 dopo una lunga agonia dovuta ad una gravissima malformazione cardiaca: abbandonata e portata a spalle all'asilo da un coetaneo, era stata adottata da Suor Cherubina che per due anni se n'è presa cura come una mamma, interessandosi per un intervento cardiochirurgico in tutto il mondo. Purtroppo non c'è stato niente da fare e - ci racconta - Zaida è morta qualche giorno prima della Prima Comunione.
Con Suor Cherubina e Padre Enrique
Torniamo dal cimitero a pomeriggio inoltrato e, dopo una buona pastasciutta, partiamo con suor Cherubina, le altre Sorelle e padre Enrique in fuori strada. Al crepuscolo ci portano su un altura: era l'estremo sud dell'impero Inca e oggi è un magnifico belvedere sulle Ande.
Nel viaggio di ritorno parliamo del rapporto tra sviluppo sociale e felicità delle persone: gli andini non hanno niente, in quechua i verbi al futuro non esistono, e loro ritengono di essere felici. Fino a che punto possiamo dire loro cosa devono fare per rincorrere ciò che noi chiamiamo "sviluppo"?


Il bambino e la vacca

Nel Chapare (foresta) un pomeriggio di festa un giovane medico e un giovane veterinario dovevano decidere come passare il tempo: sul più bello che avevano deciso di andare a pesca, si presenta un contadino che chiede al veterinario di seguirlo perché la sua vacca sta male e potrebbe morire. Già che avevano deciso di passare il pomeriggio assieme va anche il medico. Mentre il veterinario interviene sulla vacca, il medico si siede sull'uscio di casa. Ad un tratto sente un rantolo come di qualcuno agonizzante: dà una spallata alla porta e sul letto trova un bambino febbricitante e ormai morente. Preso dall'ira il medico corre fuori, prende il contadino per il collo e gli grida: "Razza di farabutto, tuo figlio sta morendo e tu chiami il veterinario per la vacca!". Il contadino, liberatosi dalla presa, risponde: "Dottore, io ho 6 figli, di cui uno in arrivo, e 1 vacca, se perdo un figlio me ne rimangono altri 5, se perdo la vacca moriremo tutti di fame".

Storia vera riferita a Suor Cherubina dal medico a cui aveva portaro un bambino con meningite non curato dai genitori

Tutti i Santi sulle Ande

Il primo di novembre i defunti andini tornano a casa per un paio di giorni. Per agevolare la discesa le famiglie preparano una piccola scala di pane che viene messa su una tavola dove vengono messe anche la foto del defunto, fiori e tutte le pietanze che piacevano al defunto compresi biscotti in gran quantità. Tutte la famiglie del paese fanno visita ai vicini per incontrare i defunti tornati e quindi c'è un gran via vai di casa in casa. Agli ospiti vengono offerte le pietanze sul tavolo e quando tutte sono state consumate, si portano i fiori al cimitero sulla tomba dei defunti.
Questi giorni sono di gran lavoro per i parroci perché tutti chiedono la messa a domicilio e in due giorni un parroco può arrivare a celebrare fino a 40 messe!
Il 2 novembre i defunti risalgono la scala e tornano nella loro casa celeste, fino all'anno prossimo quando ci si reincontrera' per festeggiare di nuovo. Bello, no?

sabato 1 novembre 2014

Vacas è dall'altra parte!

Oggi si va a Vacas, un paesino collocato in aree remote dove Amici della Bolivia (ONG veronese) sostiene un progetto, l'ultimo che visiteremo prima di Buenos Aires. Scendiamo per una valle in cui la temperatura è mite e il paesaggio collinare è simile a certi paesaggi toscani o romagnoli: linee morbide e colori caldi.
Una famiglia (che abita in una casa di mattoni di fango vicino ad un cartello governativo che riporta la scritta "programma di eradicazione della povertà estrema") ci ferma e ci invita a festeggiare con loro bevendo "Chicha", che qui - a differenza che in Perù - è alcolica. Ringraziamo ma, dovendo pedalare per una distanza che alcuni dicono di 25 km altri di 100 km, è meglio di no.
Arriviamo a Tiraque, dove troviamo un bivio: o a destra o a sinistra, cartelli stradali zero.
Prendiamo a sinistra e chiediamo a 4-5 persone e tutti ci confermano che la direzione è corretta. In questo tratto la cartina stradale che abbiamo è sicuramente sbagliata per cui ci fidiamo. Comincia una salita di 15 km e 500 m di dislivello. Arriviamo in cima e dei paesi che dovevamo incontrare nemmeno la traccia. Per un colpo di fortuna il telefono prende. Telefoniamo a Suor Cherubina che ci aspetta a Vacas: Vacas è dall'altra parte! 30 km dal bivio percorsi per errore! Il più grande errore ciclistico mai commesso. Ci viene il dubbio che quando gli chiedi, i boliviani ti confermino sempre la direzione da cui provieni ma Suor Cherubina per la verità dice che si può arrivare anche da dove siamo noi ma c'è uno sterrato brutto e lungo. Meglio tornare indietro. Mannaggia (in realtà le esclamazioni vere erano altre).
Tutto da rifare alle 12.30, quando pensavamo di essere arrivati...
Gambe in spalla e col morale sotto le ruote riscendiamo, torniamo al bivio e abbiamo anche il vento contro! Dopo un'ora siamo a Punata. Ci fermiamo a mangiare una coscia del solito pollo fritto e ripartiamo. Dopo pochi chilometri la salitona che a questo punto ci aspettavamo dato che Vacas ci risultava molto più in alto. Con pazienza l'affrontiamo... ormai la giornata è andata così, pensavamo di arrivare a pranzo invece arriveremo a cena. In cima c'è altopiano. Quando arriviamo al cartello di Bienvenidos a Vacas in realtà ci sono ancora 12 km e - sorpresa - di ciotolato di fiume! Il ciotolato è il peggior fondo per il ciclista, solo la sabbia pura è peggio: impieghiamo due ore a percorrere i 12 km e arriviamo col buio.
Per fortuna suor Cherubina - che col fuoristrada era anche venuta a cercarci - ci accoglie con una cena favolosa: dopo la doccia calda, doppia razione di pasta, doppia bistecca con verdura, frutta fresca e dolcetti di Tutti i Santi!

Arrivederci Colomi

Alle 7.30 scendiamo per la colazione con Edit e le ragazze che non sono tornare a casa per la festa di Tutti i Santi. C'è una sorpresa. Con Padre Wilson è arrivato un giornalista di Radio San Isidro che chiede di intervistarci. Registriamo l'intervista mentre facciamo colazione e le ragazze guardano e ascoltano: i motivi del nostro viaggio, le nostre impressioni sul progetto di Colomi e un augurio  a "las chicas" (le ragazze) che una rappresentante di loro ricambia. Vengono intervistati anche Edit e padre Wilson.
È arrivato il momento delle foto: ci mettiamo in posa tutti insieme e a gruppetti con le bici e senza: le ragazze ci salutano con lo stesso calore con cui ci hanno dato il benvenuto: un bacio e un abbraccio.
Inutile negarlo: ci siamo innamorati di questo progetto in cui donne di oggi aiutano donne di domani a dare il meglio di se, per se stesse, per le loro famiglie, per le loro comunità e per il loro Paese!
E mentre ci allontaniamo pedalando sulla strada sterrata, ci voltiamo per un ultimo saluto con la mano: è molto probabile che non ci rivedremo ma incontrarci è stato bello!