sabato 18 ottobre 2014

Notte al fresco

Il canyon Tinajani
La partenza da Arequipa in bus verso Ayaviri (da dove riprendiamo la linea ciclistica) non dà particolari problemi.
I problemi vengono durante le 6 ore di viaggio.
Il canyon Tinajani
Uno dei finestrini del bus è bloccato sull'aperto, uno spiffero gelido ci investe in pieno per tutto il percorso e a poco serve farlo presente al "personale di bordo". Nel viaggio di andata c'era il riscaldamento a mille percui non ci siamo portati in cabina indumenti pesanti... la tortura cinese dura 6 ore (durante cui estraiamo anche le federe dei poggiatesta dei sedili per coprirci) e prosegue al terminal dei bus di Ayaviri che alle 3 del mattino - quando arriviamo - è aperto, anzi spalancato: le porte sui quattro lati sono bloccate sull'aperto e dentro ci sono 7 gradi e spifferi glaciali. Pure qui le panchine sono antibivacco e trascorriamo due ore in attesa dell'alba al freddo e senza possibilità di una posizione diversa da quella seduta (fortuna che una delle commercianti apre bottega alle 3.42 e ci prendiamo una cioccolata calda di qualità che a casa indurrebbe un reclamo immediato ma qui ci pare quasi buona perché è calda).
Alle 5, con le prime luci, partiamo ma fuori ci sono 2 gradi! Mizzica!
Il canyon Tinajani
Ci dirigiamo verso il Tinajani, un canyon a 15 km di di sterrato da Ayaviri. Vanni - che ora è a Lima - ci aveva suggerito di andare e il suggerimento anche questa volta è quanto mai azzeccato! La conformazione delle rocce rosse è straordinaria: colonne, campanili, possenti pilastri, guglie e enormi lamine di roccia popolano la valle percorsa da un ruscello in cui tutto questo si specchia e si sdoppia. Davvero uno spettacolo unico, fuori dai circuiti turistici!
Torniamo sulla strada asfaltata e proseguiamo (sempre controvento) verso Pucara, dove abbiamo in programma di fermarci per spezzare la tappa verso il Titicaca.
Sono 32 km e li percorriamo in uno stato di trance tra l'addormentamento imminente e il sogno ad occhi aperti.
Arrivati verso mezzogiorno, troviamo una bettola lontano dalla strada principale, andiamo a mettere qualcosa sotto i denti e poi fino a domattina ci dedichiamo al recupero ore di sonno...

venerdì 17 ottobre 2014

Giu e Su nel Colca Canyon

La partenza ieri è stata alle 3 del mattino. Poche ore dopo il nostro arrivo ad Arequipa. Praticamente non ci siamo accorti del viaggio di andata perché appena montati per primi sul pulmino perdiamo conoscenza dal sonno e ci svegliamo il mattino dopo a Chivay in un pulmino pieno di gente!
Colazione al volo e arriviamo alle 9.00 al Mirador Cruz del Condor dove però i condor di "manifestano" dalle 8.00 alle 8.30 e quindi quando arriviamo noi i condor sono già usciti di casa... Dimitri - che già è a terra perché ha dormito seduto - ne rimane abbattuto del tutto... per fortuna immediatamente dopo l'arrivo a Cabanaconde (il paese da cui parte il trekking) cominciamo a scendere col gruppo guidato da David (la guida peruviana) e vediamo 3 condor... un po' da lontano ma almeno Dimitri si riprende!
La discesa è molto ripida e lunga (3 ore) su fondo sabbia... una canadese del nostro gruppo riferisce di essere stata investita da una scarica di sassi (scena che nessuno ha visto) e pianta una crisi isterica (più probabilmente da stanchezza) appena arriviamo sul fondo del Canyon. Risaliamo un po' e arriviamo ad un comedor rurale dove pranziamo con una zuppa e una microporzione di lomo di alpaca (ma proprio 2 proteine in tutto!). Il pomeriggio sono altre 3 ore di cammino in sali-scendi fino ad arrivare ad un'oasi dove dopo la doccia e la cena (zuppa, microporzione di riso alle verdure), dormiamo in capanne con tetto di lamiera e paglia.

Oggi sveglia alle 4.45 e partenza alle 5.00 alle prime luci dell'alba senza colazione. Il trekking parte con una salitona di 1000 metri di dislivello: previste 3 ore di cammino ma io e Dimitri con il consenso della guida andiamo avanti e chiudiamo la partita in 1 ora e 40 minuti (godiamo dell'acclimatamento andino a 4000 mentre il fondo del Colca è a 2800): passiamo via tutti i ventenni impomatati, vestiti di marca e dotati di go-pro.



Attendiamo però il gruppo per un'ora e cinquanta... foto e poi colazione a Cabanaconde dove, dopo altri 20 minuti di cammino, chiudiamo l'anello.
Si riparte per i bagni termali di Tambo prima di tornare a Chivay al comedor libre... all you can eat... Dimitri va a 3 portate, Alberto si ferma a due... più i dolci.
Il pomeriggio è di viaggio per tornare a Arequipa, dove riprendiamo le bici a casa di Alessia e amici e torniamo a prendere il bus verso Ayaviri dove la nostra linea di pedalata ci aspetta e da cui dobbiamo riaprtire... dormiremo in bus ancora una notte...

giovedì 16 ottobre 2014

Ad Arequipa verso il Colca

A sinistra Silvia a destra Alessia e Ben
Alle 11.30 con 45 minuti di ritardo dalla piattaforma 10 del terminal di Ayaviri parte il nostro bus per Arequipa (la seconda città del Perù dopo Lima) dove dovremo fare tappa verso il Colca Canyon. Salutiamo Vanni che è venuto fino al terminal a salutarci, forse lo rivedremo in Bolivia e in ogni caso speriamo di rivederlo a Verona. La sua disponibilità e ospitalità ci hanno aperto porte che da soli non saremmo mai stati in grado di aprire e tutto questo ha dato colore e sapore al nostro viaggio.
Durante le quasi 7 ore in bus, studiamo attentamente le opzioni di trekking al Colca. Il Colca Canyon è il canyon più profondo al mondo... più profondo del Gran Canyon USA.
Arrivati ad Arequipa, siamo delle macchine da guerra (nonostante le gambe intorpidite): saliamo 6 km fino alla piazza centrale, contattiamo 4 agenzie fino a che non né troviamo una in cui ci sono stati due ritiri... gli ultimi due posti di tutte le agenzie di Arequipa per domani! Che fortuna!
Ripariamo a casa di Alessia, Silvia, Ben, Antonio, Vito e altri giovani italiani che stanno svolgendo il servizio civile internazionale qui ad Arequipa. Alessia ci aveva contattato addirittura prima della nostra partenza - essendo anche lei come noi una ciclo-viaggiatrice - inviandoci a passare a trovarli ed eccoci qui. Ci accolgono con molta simpatia ed è un vero peccato che li vediamo solo per una cena dato che noi ripartiamo alle 3.00 per il Colca mentre al nostro ritorno purtroppo non vi saranno loro.
In casa loro è appeso un pensiero di Enrico Berlinguer: "Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita".
Questi sono i giovani che vorremo sempre incontrare! E loro sono qui perché ci credono.

mercoledì 15 ottobre 2014

3 Video (brevi) con Vanni

Vanni De Michele, 30 anni, veronese, cooperante di Progetto Mondo MLAL in Bolivia e ora in Perù ci spiega come lavora la sua ONG e in cosa consiste il progetto "Economia Solidale" e come questo sia un progetto per le donne.

Per sostenere le donne del progetto "Economia Solidale", che Progetto Mondo MLAL sta sviluppando con le cooperative dell'area Sicuani-Ayaviri è possibile:

- disporre un bonifico sull'IBAN IT07J0501812101000000511320 (Banca Etica) 
- donare con carta di credito cliccando https://mlal.fundfacility.it/?cam_rid=244

CAUSALE: "PEDALANDE - SOSTEGNO ECONOMIA SOLIDALE"

martedì 14 ottobre 2014

Zuppa di quinoa sul prato dorato


Cosa ci fanno tre italiani in una valle d'erba dorata dal sole a Macarì a oltre 4000 metri d'altezza a molti chilomentri di distanza dalla strada più vicina a mangiare seduti per terra in mezzo al prato una ottima zuppa di quinoa con due donne campesine? Andiamo con ordine.
Vanni è riuscito a farsi prestare da una delle cooperative con cui Progetto Mondo MLAL collabora una camioneta (un fuori strada). Dopo una buona colazione, recuperiamo la camioneta e partiamo in compagnia di Yoni, 50 anni circa, donna imprenditrice della quinoa. La direzione è Macarì, un paesino raggiungibile solo con 20 km di strada sterrata dove arriviamo in circa 40 minuti e che superiamo dirigendoci in una vallata remota dove la strada si fa dissestata.
Arriviamo alla casa in fango della mamma di Yoni, dona Julia, che ci aspetta con Ollianta (un bel cagnone, coccolone, un po' avanti negli anni): è una signora di 74 anni vestita in abito tipico che abbandona il lavoro del campo per accoglierci con un bel sorriso. E' curiosa di sapere da dove veniamo e perché giriamo in bici per il Perù, trovando piuttosto bizzarro che qualcuno sia disposto a simili inutili fatiche.
Yoni ci fa una piccola lezione sul ciclo della quinoa (la granaglia più tipica delle Ande): ci parla delle varietà di quinoa (30), della resa della semina (10 kg di seminato possono dare fino a 1000 kg di raccolto se la stagione è buona e senza aiuti chimici), dell'alternanza delle colture, delle procedure di trattamento del raccolto; ci fa vedere come si semina "al voleo" (al volo) su terra arata e dissodata e "al surco" (sulla terra preparata in solchi). E' una lezione dimostrativa perché tutti i terreni in realtà sono stati già seminati (e ci sono già anche le prime piantine) perché è imminente l'arrivo della stagione delle piogge. Dopo la lezione... la pratica: Alberto semina "al surco" due bei filari di quinoa e poi passa con bastone di legno per rivoltare la terra sui semi appena depositati; Dimitri filma. Tra sei mesi, se la stagione sarà buona, si vedrà se Alberto ha imparato bene a seminare quinoa.
Dopo la fatica ci vuole il ristoro. Yoni tira fuori un pentolone di pesq'e (una zuppa di quinoa con formaggio), un piatto tipico che non si trova in nessun ristorante, anche perché - purtroppo - la tendenza è quella a coltivare quinoa per l'esportazione e mangiare riso.
Ci sediamo tutti in cerchio nell'erba e Ioni ci serve dei bei piattoni che mangiamo volentieri anche se sono le 11.30... si sa la vita dei campi mette appetito!
Dona Julia ci parla della sua famiglia, dei suoi 9 tra fratelli e sorelle e di come sia sempre vissuta dove l'abbiamo incontrata. Vorrebbe rivedere la sorella Patricia di cui sa solo che sta a Lima e che lavorava in un ospedale della capitale. Incarica Vanni - che tra qualche giorno sarà là - di cercarla per lei: Vanni farà il possibile ma è molto più difficile che trovare il proverbiale ago nel pagliaio.
Scattiamo una foto tutti insieme e ripartiamo. Tornati ad Ayaviri, Yoni ci porta a vedere lo stabilimento di lavorazione della quinoa: è poco più grande di un garage e non hanno avuto l'autorizzazione del comune, ma se qualcuno dà loro una mano a ristrutturare lo stabile (Dimitri dice che non ci vorrebbe molto) ci riproveranno.
Ci fa dono di diversi sacchetti di quinoa per il viaggio e tutti insieme andiamo ai banchetti della piazza principale a mangiare il famoso "kankacho" di Ayaviri... agnello al cumino cotto in forno di terra, con patate lesse accompagnate da sugo piccante.
Salutiamo Yoni e la ringraziamo. Andiamo al terminal dei bus a prendere i biglietti per Arequipa, dove domani incontreremo Alessia e moroso che ci hanno invitati tramite il blog e da cui partiremo per il trekking al Colca Canyon. Poi torneremo ad Ayaviri per continuare sulla nostra linea.
Intanto chiudiamo la serata con linguine in ragù d'alpaca cucinato da Vanni... ottimo.