domenica 9 novembre 2014

Raccolta Fondi: quota 750€


La raccolta fondi procede: siamo a quota 750 euro.
Ringraziamo i lettori che hanno aderito alla proposta e invitiamo tutti a versare anche pochi euro in favore di uno dei progetti che abbiamo visitato.
Il nostro obiettivo è di raccogliere un euro per ogni chilometro percorso (6.000 km = 6.000 euro): ora siamo ad oltre 2800 km. Siamo sotto l'obiettivo: ci date una mano? Non servono grandi cifre, basta che ognuno di noi versi una piccola cifra e faccia conoscere l'iniziativa ai suoi amici.
Dai che facciamo vedere di cosa sono capaci i lettori di Pedalande!

Progetto
Luogo
Post giorno
ONG
Oggetto Sostegno
Come sostenere
Manthoc
Lima
19.09
Progetto Mondo MLAL
Difesa dei diritti civili dei bambini
Versamento IBAN IT07J0501812101000000511320
Causale: PEDALANDE-MANTHOC
Economia Solidale
Sicuani/Ayaviri
11-13-15.10
Progetto Mondo MLAL
Promozione imprenditorialità femminile
Versamento IBAN IT07J0501812101000000511320 Causale: PEDALANDE-ECONOMIA SOLIDALE
Qalauma
La Paz
25.10
Progetto Mondo MLAL
Recupero minori in carcere
Versamento IBAN IT07J0501812101000000511320 Causale: PEDALANDE-QUALAUMA
Munasim Kullakita
La Paz
25.10
Riccardi Giavarini
Accoglienza bambine violate sessualmente
Versamento IBAN IT07J0501812101000000511320 Causale: PEDALANDE-MUNASIM KULLAKITA
Casa Estudiantil
Colomi
31.10
Colomi Italia
Sostegno allo studio ragazze campesine 12-18 anni
Versamento IBAN IT61I0839960330000000227829
Causale: PEDALANDE-COLOMI
I bambini di Vacas
Vacas
02.11
Amici della Bolivia
Nutrizione bambini 0-5 anni
Versamento IBAN IT66E0200811728000040202147
Causale: PEDALANDE-VACAS

Dimitri e la gastroenterite


O forse è Alberto?
questa sarà una delle domande del concorso!

Nelle miniere del Tio

Siamo fortunati: abbiamo una guida tutta per noi; Evelin, una donna: le cose cambiano anche qui, prima era vietato alle donne indigene entrare perché la Pachamama, "moglie" del Tio è gelosa. Ci fa indossare casacca da minatori, stivali e caschetto con luce, si prende il bus, come fanno i minatori e si sale al Cerro Rico. Si scende un pò prima, al Mercado del Calvario a comprare dinamite, foglie di coca, aranciata e alcol puro. Sono "i ferri" del mestiere perché qui molti minatori sono liberi professionisti e si procurano da se l'occorrente e lavorano quando e quanto vogliono.
Oggi la "mina" è ferma: fino a domani compreso è la festa di Potosi, stamattina c'è il discorso del Presidente Morales in piazza e i minatori sono patrioti per eccellenza.
Mentre tutti sono in centro, noi tre entriamo nelle viscere del Cerro Rico.
C'è caldo: se scendessimo fino in fondo ci sarebbero 40 gradi e molto molto umido.
Sullo sfondo il Cerro Rico di Potosì
Evelin ci conduce prima di tutto dal Tio (ci sono 240 entrate, ognuna con la sua statua). Quando entri, devi fargli un offerta perché sulla terra regna Dio, ma sotto terra regna lui, il Tio, che i minatori si guardano bene dal chiamare "Diavolo" perché non si offenda: meglio chiamarlo Tio (zio), più familiare. Inoltre non è necessariamente cattivo: può essere benevolo, consentirti di uscire, con molto minerale, guadagnare e mantenere la famiglia.
Appena entrati gli si offrono un paio di sigarette e di asperge la statua con l'alcol. Al buio, la statua è davvero sinistra, ma ancora più sinistro è il volto di Diego Hullpa, l'indio peruviano che scopri la miniera nel 1500, che emerge da sotto i piedi del Tio... in passato i mineros sono stati anche 20.000 mentre oggi, con la mina in esaurimento sono solo 2.000 di cui 500 donne che lavorano fuori terra nelle raffinerie: sono le donne dei mineros rimasti uccisi o invalidi negli incidenti, ogni anno circa 20-30, che lavorano qui per mantenere la famiglia.
Qui non ci sono protezioni, può capitare di essere schiacciati dai carrelli in corsa pieni di materiale oppure investiti dalla deflagrazione delle esplosioni anche se queste avvengono ad orari concordati... ma chi lo guarda l'orologio? Qui sotto tutte le ore sono uguali.
I bambini sono preziosi perché si introducono in cunicoli molto stretti ma vengono pagati meno della metà di un adulto, che se va bene, prende 500 euro al mese. Si guadagnano circa 10 boliviani (poco più di 1 euro) a carrello (che deve essere spinto fuori a mano dove non c'è pendenza e riempito a zaino se si scava verso il basso).
Se va bene perché se il materiale non contiene tanto minerale, perché il Tio non è stato benevolo, o la vena in cui si cavava si è esaurita, si guadagna meno: è il rischio di impresa...
Percorriamo cunicoli e scendiamo scalette che da noi nemmeno le ferrate... e Evelin ci spiega che l'alcol ha anche un altro uso oltre a quello cerimoniale e alimentare: per capire se c'è ossigeno se ne versa un pò per terra e gli si dà fuoco, se brucia si può stare, se si spegne meglio allontanarsi perché il cunicolo è invaso da gas nocivi.
Quando usciamo la luce del sole ci infastidisce gli occhi e proviamo ad immaginare il sollievo che ogni giorno i mineros devono provare quando portano fuori la pelle, in attesa di riscendere il giorno dopo.



sabato 8 novembre 2014

50 metri sopra il Baldo

Notte impegnativa: in tenda 30-32 gradi, abbiamo inzuppato i materassini! L'indigestione di Dimitri di ieri si trasforma in colite già al risveglio. Ciò nonostante partiamo. Oggi la tappa è molto impegnativa perché torniamo sull'Altipiano a 4000 metri dopo una settimana a quote decisamente più basse.
Una volta su, scenderemo solo quando arriveremo in Argentina e sarà ora di dirigersi a Buenos Aires.
Durante la salita Alberto libera un asino a cui - come usano qui - sono state legate insieme le zampe anteriori perché non vada lontano. Poi manda a quel paese una vecchietta quechua che dopo 20 boliviani di bibite, vorrebbe essere pagata anche per farle una foto mentre lavora al telaio! Il tutto mentre Dimitri si sposta di cespuglio in cespuglio (e non per cercare insetti). Mentre saliamo la vegetazione cambia completamente: via i cactus e torna la puna, la vegetazione a cespugli tipica dell'Altipiano.
Facciamo pausa pranzo a Betanzos con le solite patatine e wurstel 
 fritti (salchipapas - non c'è altro), schivando un acquazzone e affrontiamo gli ultimi 46 km di salita lenta ma costante: quando arriviamo a Potosì sono 100 km tondi con 2285 metri di dislivello (dislivello massimo dall'inizio del viaggio); per i non addetti ai lavori è come partire dal livello del mare e arrivare 50 metri sopra il Baldo. Appena arrivati organizziamo subito la visita alle miniere del Diavolo per domattina: i minatori non ci saranno perché domani e dopodomani è la festa di Potosi ed è previsto anche l'arrivo del presidente Morales!

venerdì 7 novembre 2014

Sulle orme dei dinosauri

Pochi sanno che a Sucre è stato scoperto il più grande giacimento al mondo di orme di dinosauri: prima che le Ande diventassero montagne (non di recente), c'era un lago che spesso si prosciugava e consentiva ai dinosauri di passare nel fango... poi con le coperture varie e i sollevamenti tettonici è venuto fuori "el farallon de Cal Orck'o", un partone di 1600 metri di lunghezza e 120 di altezza dove si vedono chiaramente le traiettorie dei bestioni del cretaceo. Quando la ditta di cemento che lavorava e lavora nel sito ha portato alla luce il partetone (1984), squadriglie di paleoicnologi sono arrivate da tutto il mondo.
Stamattina abbiamo fatto visita al giacimento e il Disu, in versione Paleonto-Disu, ha stracciato le guide sulle orme e sulla storia della paleontologia!
Ruote e squame - come sanno gli amici - sono le sue specialità...
Nel pomeriggio dopo che le fettuccine al ragù boliviano si sono fermate nello stomaco di Dimitri, partiamo per Potosi. Tappa di avvicinamento alla salitona di domani. Notte a Millares dove, dopo aver scartato guardia medica e campo sportivo, abbiamo piantato la tenda sul terrazzo di un comedor perché la stanza proposta era davvero inaffrontabile anche da gente come noi. Doccia in versione secchio di acqua fredda e cena dai "luridi" lungo la strada!