martedì 11 novembre 2014

Uyuni, alla frutta

I materassini sono riusciti solo in parte ad attutire il suolo duro e irregolare. Ci svegliamo un pò doloranti, smontiamo la tenda e ripartiamo. Qualche chilometro fuori Tica Tica ci fermiamo a fare colazione a bordo pista: wafer, aranciata, succo di mango... nel deserto col sole già alto alle 7. Poco dopo comincia il vento. Nei nostri racconti ne abbiamo parlato poco ma da quando abbiamo fatto l'offrenda alla Pachamama (Sicuani in Perù) ogni giorno - salvo quello di arrivo a La Paz - abbiamo avuto vento contrario. Se cambia la direzione della strada, cambia anche quella del vento in modo che il vento sia sempre contrario e frontale. Oggi quando ci fermavamo, si fermava anche il vento e appena riprendavamo, riprendeva. Oramai ne siamo certi: poco davanti a noi ci deve essere - invisibile - la Pachamama in persona con un ventilatore che si fa delle grosse risate... infatti pedaliamo per 85 km controvento. In particolare il vento è teso e forte in una piana meravigliosa e interminabile che percorriamo in mezzo ai lama che da bordo pista ci guardano faticare. Il paese a 30 km dove pensavamo di trovare rifornimenti in realtà sono due case disabitate e quello successivo a 67 km - Pulacayo - dapprima appare come abbandonato, mentre, dopo la salitona per arrivarci, scopriamo che ci sono persone che ci vivono ma per entrarci bisogna pagare perché l'ingresso al paese coincide con l'ingresso al cimitero dei treni... mandiamo a quel paese il militare che ci invita a pagare il biglietto, mangiamo un pacchetto di cracker ad una bancarella fortunatamente aperta fuori dall'abitato e proseguiamo. Arrivati al passo (4300 m), si apre una vista mozzafiato: a sinistra il deserto del Lipez, bruno, in cui si ergono diversi rilievi (tra cui il nostro amico Uturuncu) e che in quel momento è solcato da almeno 5 trombe d'aria: colonne di sabbia che si aprono ad imbuto verso l'alto...  dobbiamo passarci nei prossimi giorni... speriamo bene! A destra... signori e signori... il mare di bianco... sua maestà il Gran Salar di Uyuni... una distesa sconfinata e accecante. L'idea di questo viaggio in primis è partita da lui, il sogno di ogni cicloturista.


Siamo alla frutta perché abbiamo fatto tutta questa strada contro vento praticamente a digiuno, ma questa visione dall'alto ci ricarica.
Scendiamo veloci ad Uyuni, paesotto un pò bruttino, dove - trovato alloggio - cominciamo i preparativi: nei prossimi 2 giorni dovremo viaggiare in autonomia totale perché dentro il Salar non c'è nulla... solo sale per centinaia di chilometri!



2 commenti:

  1. vedete di schivarle le trombe d'aria. secoli fa, in campeggio, una tromba d'aria ci ha distrutto le tende e tutto quello che c'era di distruggibile nelle vicinanze, alberi compresi (e se non sbaglio ci aveva solo colpiti di striscio). non è necessario andarci x forza sull'uturuncu.

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  2. Marta, ti sembra che questi due rinuncino al clou del viaggio per un po' di tempesta? ...Ragazzi, nei prossimi giorni (sommando mi sembrano circa 10-15) vi penseremo molto. In bocca al...lama! Celina

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